
Il lavoro nel settore dei call center a Catania sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia recente e la vicenda della MICS di Motta Sant’Anastasia ne rappresenta una delle pagine più amare.
Sin dall’insediamento della nuova proprietà, guidata da Federico Salmoiraghi, avvenuto il 1° agosto 2024 a seguito della conclusione della procedura fallimentare del Gruppo Abramo CC, abbiamo assistito a un sistematico e inaccettabile mancato rispetto degli impegni assunti nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Alle dichiarazioni iniziali e alle promesse di rilancio del sito produttivo si è contrapposta una realtà fatta di stipendi costantemente in ritardo, pagamenti parziali e continue inadempienze, che hanno trascinato oltre 150 famiglie in una condizione di profonda incertezza economica e sociale.
A ciò si è aggiunta, il 10 gennaio 2025, l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 27 lavoratori.
Come UILFPC Catania, unitariamente ad altra Organizzazione Sindacale, abbiamo proclamato scioperi, organizzato presìdi davanti alle sedi dei committenti e coinvolto il Ministero del Lavoro, determinati a impedire che il nostro territorio venisse considerato una semplice terra di conquista per operazioni imprenditoriali prive di responsabilità sociale.
Il 30 aprile 2025 è stato sottoscritto un sofferto accordo che ha consentito di evitare i licenziamenti attraverso il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per un massimo di 27 lavoratori.
Alcuni dipendenti hanno invece scelto volontariamente di lasciare l’azienda mediante accordi conciliativi sottoscritti in sede sindacale, che prevedevano il pagamento di tutte le spettanze maturate e il riconoscimento di un incentivo all’esodo. Eppure, anche quegli impegni sono stati completamente disattesi. I lavoratori fuoriusciti hanno dovuto intraprendere le vie legali per tentare di recuperare quanto concordato, dimostrando come neppure gli accordi formalmente sottoscritti siano stati rispettati.
Nel corso dell’intero 2025 l’azienda ha continuato a corrispondere gli stipendi con gravi ritardi e attraverso continui acconti, lasciando insolute, per la quasi totalità dei lavoratori, le mensilità di settembre, ottobre, novembre e la tredicesima mensilità.
Il 1° dicembre 2025 il committente Enel ha revocato la commessa alla società MICS. Trattandosi dell’unica attività produttiva residua, l’azienda si è ritrovata improvvisamente priva di qualsiasi prospettiva industriale. Il 16 dicembre 2025 è stata quindi richiesta l’attivazione della CIGS per cessazione di attività a favore dell’intero organico.
Ma oltre al danno è arrivata anche la beffa. A distanza di oltre sette mesi, infatti, i lavoratori non hanno ancora percepito un solo euro di Cassa Integrazione da parte dell’INPS a causa di errori procedurali, lungaggini burocratiche e del susseguirsi di diversi ammortizzatori sociali che hanno ulteriormente complicato l’iter amministrativo.
Solo nelle ultime settimane, grazie ai continui solleciti delle Organizzazioni Sindacali e alla fattiva collaborazione della Curatela, si sta finalmente arrivando alla risoluzione dei problemi per consentire a questi lavoratori, che da quasi dieci mesi non percepiscono alcun reddito, di ottenere almeno il sostegno economico previsto dalla CIGS.
Nel frattempo, con sentenza del Tribunale di Milano del 7 maggio 2026, depositata in Cancelleria il 3 giugno 2026, è stata dichiarata la liquidazione giudiziale della società MICS. Ciò ha sancito definitivamente la perdita dei posti di lavoro per tutti i dipendenti MICS, ponendo fine a ogni residua prospettiva di continuità aziendale e lasciando ai lavoratori come unico strumento di tutela il ricorso alla NASpI.
Questa vicenda pone interrogativi ai quali è doveroso dare una risposta. Come è stato possibile che, nel luglio 2024, i Commissari Straordinari della procedura Abramo abbiano ritenuto sostenibile il trasferimento dell’azienda a un soggetto imprenditoriale che, nel giro di pochi mesi, si è dimostrato incapace di garantire la continuità aziendale e il rispetto degli obblighi nei confronti dei lavoratori? Per quale ragione Enel, che in altre occasioni ha sempre dichiarato di voler evitare ricadute occupazionali e sociali nei territori interessati dalle proprie commesse, questa volta ha scelto di non favorire un percorso che consentisse la salvaguardia dell’occupazione? Perché non è stata applicata una clausola sociale che avrebbe consentito il passaggio dei circa 120 lavoratori a tempo indeterminato verso il nuovo affidatario della commessa?
Sono interrogativi ai quali non possono sottrarsi né le istituzioni né tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno avuto responsabilità in questa vicenda.
Questi lavoratori hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con professionalità e senso di responsabilità fino al 30 novembre 2025, nonostante mesi di stipendi non corrisposti, vivendo quotidianamente nell’ansia, nell’incertezza e nella preoccupazione per il proprio futuro.
È evidente che il sistema, in questa vicenda, ha mostrato limiti e responsabilità che non possono essere ignorati. Ed è compito del Sindacato denunciarlo.
L’esperienza MICS, purtroppo, non rappresenta un caso isolato, ma costituisce il sintomo di una crisi strutturale che interessa l’intero comparto dei contact center.
Da tempo il Sindacato chiede una regolamentazione seria del comparto e un intervento strutturale della politica che metta fine alle gare al massimo ribasso, principale causa della delocalizzazione delle attività, della compressione dei diritti dei lavoratori e dell’instabilità occupazionale.
Oggi a queste criticità si aggiunge una nuova e rilevante sfida: l’intelligenza artificiale. L’automazione dei processi sta modificando profondamente l’organizzazione del lavoro e rischia di produrre esuberi sempre più strutturali se non sarà accompagnata da politiche industriali, strumenti di riconversione professionale e nuove tutele per i lavoratori.
Il Sindacato denuncia queste problematiche da anni. Purtroppo continua a rimanere inascoltato. Non è più possibile affrontare ogni singola crisi aziendale come un episodio isolato, ricorrendo esclusivamente agli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente.
Serve una strategia industriale nazionale per il settore dei contact center. Servono politiche industriali. Servono regole certe per gli appalti. Servono committenti che assumano pienamente la responsabilità sociale delle proprie scelte industriali, perché dietro ogni appalto non ci sono semplici numeri, ma persone, famiglie e interi territori che non possono essere trattati come variabili economiche. Servono strumenti nuovi, capaci di governare una trasformazione tecnologica ormai irreversibile senza scaricarne i costi esclusivamente sui lavoratori.
La nostra vigilanza resterà alta. Continueremo ad assistere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori nelle azioni legali già avviate affinché ciascuno possa ottenere quanto gli spetta.
Perché questa battaglia non riguarda soltanto il recupero delle retribuzioni dovute. Riguarda il rispetto della dignità del lavoro, della legalità e della responsabilità sociale d’impresa. E su questi principi il Sindacato non arretrerà di un solo passo.
Gaetano Cristaldi
Segretario Generale UILFPC Catania


