Per troppo tempo la crisi del settore CRM/BPO è stata raccontata come una successione di singole vertenze aziendali. Un’azienda in difficoltà, una procedura di licenziamento, un cambio di appalto, un tavolo ministeriale convocato all’ultimo momento. Oggi dobbiamo avere il coraggio di dire la verità: non siamo più davanti a crisi isolate. Siamo di fronte a una crisi strutturale che mette in discussione il futuro di un intero comparto produttivo.

Da anni il Sindacato denuncia le distorsioni di un mercato fondato sulle gare al massimo ribasso, sulla compressione del costo del lavoro e sulla continua ricerca del profitto a discapito della qualità dell’occupazione. Da tempo chiediamo una regolamentazione seria del settore e politiche industriali capaci di governarne l’evoluzione, esigendo che la politica si assuma finalmente le proprie responsabilità.

Le nostre richieste sono rimaste inascoltate.

Nel frattempo il settore è cambiato profondamente. Alla concorrenza al ribasso e alle delocalizzazioni si è aggiunta una trasformazione ancora più radicale: l’introduzione sempre più massiccia di sistemi di automazione e di Intelligenza Artificiale. Una rivoluzione tecnologica che può rappresentare un’opportunità solo se governata. Diversamente, rischia di tradursi in migliaia di posti di lavoro cancellati.

Oggi sono circa 35.000 le lavoratrici e i lavoratori impiegati nel settore CRM/BPO. Di questi, oltre 3.000 sono già coinvolti in crisi aziendali che potrebbero portare alla perdita del posto di lavoro nel breve periodo. Ma il dato ancora più preoccupante riguarda il futuro: altri 15.000 lavoratori potrebbero essere investiti dagli effetti dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale se l’actuale modello degli appalti continuerà a privilegiare esclusivamente la riduzione dei costi, sostituendo progressivamente il lavoro umano con sistemi automatizzati.

Non è uno scenario ipotetico. Sta già accadendo.

Il nostro territorio conosce bene il prezzo di questa crisi. Abbiamo assistito alla perdita di centinaia di posti di lavoro nelle vicende Almaviva e MICS. Oggi i lavoratori di System House vivono una Cassa Integrazione Straordinaria a zero ore. Ogni crisi viene affrontata come un caso isolato, mentre il problema è ormai sistemico.

La domanda che poniamo alle istituzioni è semplice: quanti posti di lavoro dovremo ancora perdere prima che qualcuno decida di intervenire?

Non possiamo continuare ad affrontare una trasformazione di questa portata utilizzando esclusivamente gli ammortizzatori sociali. La cassa intenzione non può diventare la risposta permanente a un cambiamento epocale. Servono nuove politiche industriali, strumenti normativi adeguati e una strategia nazionale capace di governare gli effetti della digitalizzazione sul lavoro.

Ancora più grave è assistere all’assenza dello Stato nel far rispettare regole già esistenti. La clausola sociale continua troppo spesso a essere aggirata, le tabelle ministeriali sul costo del lavoro vengono sistematicamente mortificate, mentre proliferano contratti collettivi privi della rappresentatività richiesta dalla legge. È inaccettabile che tutto questo avvenga perfino negli appalti riconducibili a società partecipate dallo Stato.

Una Repubblica che non tutela il lavoro perde credibilità. Un Governo che non governa questa trasformazione rischia di arrivare quando sarà ormai troppo tardi.

Per queste ragioni, dal 13 al 27 luglio, le lavoratrici e i lavoratori del settore CRM/BPO incroceranno le braccia con uno sciopero nazionale di due ore a fine turno, riproporzionato secondo il proprio orario di lavoro.

Non è uno sciopero contro l’innovazione. È uno sciopero per governarla.

È una mobilitazione che chiede alle istituzioni di aprire finalmente un tavolo permanente sul futuro del settore, di fermare la corsa al massimo ribasso e di costruire regole capaci di coniugare innovazione, competitività e tutela dell’occupazione.

Il lavoro non può essere sacrificato sull’altare della tecnologia.

L’innovazione deve migliorare la vita delle persone, non renderle superflue.

Gaetano Cristaldi
Segretario Generale UILFPC Catania

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