
Quando si parla di Poste Italiane, il pensiero corre quasi sempre agli sportelli, alla consegna della corrispondenza o ai servizi finanziari.
Eppure, dietro quel logo che da decenni accompagna la vita degli italiani, c’è qualcosa di molto più profondo: un impegno quotidiano che tiene unite comunità e territori, dai grandi centri urbani fino ai piccoli borghi delle aree interne.
È proprio da questa consapevolezza che nasce la posizione della UILFPC Catania in merito al rinnovo del Contratto di Programma 2026-2031.
Durante l’audizione alla Camera dei Deputati, il sindacato ha ribadito un principio fondamentale: Poste Italiane non può essere gestita esclusivamente secondo logiche di mercato. Rappresenta infatti un servizio pubblico universale che deve continuare a garantire presenza, accessibilità e coesione sociale in ogni parte del Paese.
Innovazione e presidio territoriale: una sfida delicata
Il futuro del servizio postale si trova oggi davanti a una sfida importante.
Da un lato emerge la necessità di rendere i servizi più rapidi, moderni ed efficienti; dall’altro cresce il rischio che il processo di trasformazione e digitalizzazione possa penalizzare proprio i territori più fragili.
In questo contesto, il progetto Polis assume un valore strategico.
Tuttavia, secondo la UILFPC, l’innovazione non deve mai tradursi in un arretramento del presidio pubblico. Per molte comunità, soprattutto nei piccoli comuni, l’ufficio postale rappresenta ancora oggi uno degli ultimi punti di riferimento concreti dello Stato sul territorio.
Le criticità evidenziate dalla UILFPC
Nel corso dell’audizione, il sindacato ha espresso forte preoccupazione su alcuni aspetti dello schema di contratto.
Il primo tema riguarda il lavoro e le tutele occupazionali. La mancanza di clausole di salvaguardia realmente vincolanti rischia infatti di esporre il comparto del recapito a un progressivo ridimensionamento degli organici, con inevitabili ripercussioni sulla qualità del servizio e sulle condizioni dei lavoratori.
A destare attenzione è anche l’ipotesi di un allungamento dei tempi di consegna della corrispondenza fino a cinque giorni lavorativi.
Una prospettiva che, secondo il sindacato, rischia di compromettere l’efficienza del servizio universale e il rapporto di fiducia con i cittadini.
Ulteriori perplessità riguardano poi le risorse economiche previste, considerate insufficienti rispetto agli obiettivi dichiarati del servizio pubblico. Questo potrebbe favorire un ricorso sempre più marcato agli appalti esterni, aumentando precarietà e frammentazione.
Infine, resta forte il timore che dietro il concetto di “razionalizzazione” possano nascondersi riduzioni degli orari di apertura o un indebolimento della rete territoriale, soprattutto nelle aree meno popolate, proprio dove sarebbe invece necessario rafforzare la presenza dei servizi pubblici per contrastare isolamento e spopolamento.

Una visione per il futuro
La posizione della UILFPC Catania non si limita però alla denuncia delle criticità, ma punta a costruire una proposta concreta per il futuro di Poste Italiane.
L’obiettivo è quello di una rete moderna, efficiente e tecnologicamente avanzata, capace di integrare servizi interni ed esterni senza perdere la propria funzione sociale.
Per raggiungere questo risultato, però, non basta investire soltanto in innovazione digitale: occorre puntare sulle persone, sulla formazione continua e sulla valorizzazione delle competenze.
Difendere il lavoro in Poste Italiane significa infatti difendere anche il diritto dei cittadini ad avere un servizio pubblico vicino, umano e realmente accessibile.
Perché un presidio territoriale non è fatto soltanto di strutture o sportelli, ma soprattutto delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno garantiscono presenza, assistenza e continuità ai cittadini.

